La Pietà Rondanini
La Pietà Rondanini è l'ultima opera di Michelangelo, difficilmente databile anche se di solito di riferisce agli anni 1560-64. Dalla testimonianza di Vasari emerge che l'autore lavorò alla scultura fino agli ultimi giorni della sua vita e che prima di iniziarla fece a pezzi un'altra scultura. Il cattivo stato del marmo provocò una crepa e di conseguenza dei problemi nell'atto dello scolpire, distruggento delle intere parti. Per questo motivo Michelangelo, preso da un impeto d'ira, prese a martellate la scultura. Non volle avvicinarsi al tema (a lui molto caro) della Pietà per i successivi due anni, dopo i quali si mise all'opera per la creazione della Pietà Rondanini.
La storia di questa scultura è senza dubbio lunga e ricca, dato che molti occhi hanno avuto il provilegio di ammirarla all'interno di palazzi signorili privati, prima di essere acquistata nel anni '50 dal comune di Milano e di essere esposta al pubblico.
Sappiamo della Pietà Rondanini grazie ad un documento-inventario che elenca i beni di Michelangelo rinvenuti nella sua casa dopo la morte. Da Firenze, la statua viaggiò a Roma e nel 1744 venne acquistata dai marchesi Rondanini, dai quali prese il nome. Venne posta all'interno di una nicchia della biblioteca di palazzo Rondanini in via del Corso a Roma. Nel 1904 venne riacquistata dal conte Sanseverino e annessa ad una base costruita su di un'ara funeraria di epoca traianea raffigurante i coniugi Marco Antonio e Giulia Filimena Asclepiade. Nel 1952 venne quindi acquistata dal comune di Milano,che la destinò alle raccolte civiche del castello Sforzesco, precisamente posta nella sala dello Scaglione.
La statua è alta 195 cm ed è in marmo. Il soggetto ritrae, come suggerisce lo stesso nome, la Pietà, caratterizzata da un grande senso di pathos e di mistero.
Cristo e Maria sembrano fondersi in una sla anima e in un solo corpo, trasmettendo allo spettatore un amore eterno. I loro corpi che emergono a fatica dalla scabrosità del marmo ci comunicano la sofferenza e la fatica che la Vergine impiega per sostenere il corpo morente del Figlio che, nel frattempo, si piega sulle gambe ferite.Proprio le gambe sono le protagoniste indiscusse della parte lavorata della stauta, anche se non raggiungono la perfezione e la levigatezza dell'opera vaticana. Altro rimando alla Pietà vaticana è rappresentato dalla giovinezza del volto di Maria, volutamente rappresentato fuori dalle coordinate temporali (Maria alla morte di Cristo non poteva essere ancora fanciulla, era cresciuta) per rendere allegoricamente la Trasfigurazione, quindi una Vergine consapevole del destino di suo Figlio.
Il non finito di quest'opera ha affascinato da sempre moltissimi critici a casua della sua difficile interpretazione. Grazie ad un recente restauro e alla precisione e alla meticolosità dei restauratori, sono emersi nuovi dettagli e particolarità legate ai ripensamenti esecutori dell'artista. Possiamo inoltre avere maggiore consapevolezza di quelle che sono le espressioni e gli stati d'animo dei ritratti grazie a sottili giochi di luce ed ombra.
Si scopre così la giovinezza di Maria in contrasto con delle macchie nere e incrostazione sulle gambe del Cristo, frutto probabilmente, di antiche manomissioni.
Sempre grazie al restauro, si sono scoperti dei sostegni in piombo tra la statua e l'ara traiana, in modo da sostenere il blocco senza intaccaro all'interno e quindi rovinarlo.
Altri dettagli appartengono alla mano stessa dell'artista come gli stessi segni sulle gambe di Cristo e altri sul braccio mutilo; addirittura sono presenti parti dove mancano le stoccature.
Sulla parte in basso corrispondende alla base, si nota la firma di Michelangelo.
Quest'opera di difficle analisi evoca in ognuno di noi differenti sensazioni e reazioni: tanto giuste quanto confutabili. Personalmente interpreto il non finito michelangiolesco come un cercare disperato di rispondere alle profonde domande dell'uomo rinascimentale, che si interrogava sul senso della vita e sulla sua anima (non dimentichiamoci che il XVI secolo fu attraversato da grandi riforme religiose come quella Protestante e quella Cattolica).
La Pietà Rondanini va letta con il cuore e non con gli occhi. L'anima si sente imprigionata nel corpo terreno e cerca in ogni modo di liberarsene, così come l'uomo rinascimentale è confuso dai continui cambiamenti della sua società, in particolare un cattolico Michelangelo che soffre nel vedere la sua chiesa affetta dalla corruzione.Lo spirito quindi, anela ad elevarsi verso la santità e la pace interiore, staccandosi e gettando via tutto quello che rappresenta il male, la corruzione e la transitorierà della vita terrena.
Federica Barcaglioni

Michelangelo morì a Roma, non a Firenze, in una casa nei pressi del Foro Traiano. La Pietà Rondanini fu qui inventariata dopo la sua morte e non arrivò quindi da Firenze. Era già a Roma.
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